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L’ansia del numero due

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Avete mai sofferto dell’ansia da numero due? Se non sapete di cosa si tratta, lasciate che ve la illustri brevemente

LA SINDROME

Questa sindrome si può presentare ogni qualvolta una persona sia coinvolta in un’attività lavorativa o personale complessa che richieda l’attuazione di una serie di passaggi per raggiungere l’obiettivo, da qui il nome ufficiale “ Ansia del Passo numero due”. La sindrome non conosce età e al momento non vi sono prove scientifiche a supporto di una profilazione del paziente in base distinzioni di genere, o razza o settore lavorativo.

Sintomi:

  1. l’adrenalina di avviare una nuova attività è egualmente paragonata all’astuzia con cui il soggetto elaborerà complessi stratagemmi e strategie di auto-penalizzazione al fine evitare in tutti i modi di proseguire verso il suddetto Passo due;
  2. il soggetto creerà un vasto elenco di motivazioni per giustificare la sua impossibilità (badate non incapacità) di proseguire il processo, individuando spesso fattori esterni alla sua persona;
  3. il soggetto affetto da questa ansia potrebbe, nei casi patologici più gravi, giungere a sostenere l’inesistenza di un “Passo Due”

CONCRETAMENTE

Vi sto dicendo che questa fantomatica sindrome altro non è che la combinazione tra la nostra fissazione per il nuovo, la nostra abitudine a cercare il “bello ma poco impegnativo” e una generalizzata propensione ad accettare la possibilità di gettare la spugna (“beh, almeno ci ha provato”)

Nella vita di tutti i giorni questi tre elementi non creano danni degni di nota.

Quanti di noi si sono iscritti in palestra e al secondo mese (per non dire la seconda settimana) hanno iniziato a riscontrare gravissimi ostacoli sul proprio proposito come, ad esempio:

oggi il tempo è un po’ umido, se mi asciugo male i capelli poi mi ammalo”,

i miei nuovi pantaloni super tecnici blu elettrico si abbinano solo con il top fluo che ora è da lavare”,

in pausa pranzo c’è troppa gente, non vado in palestra per fare la coda!”.

Io in primis sono la prima a fare mea culpa confessandovi che in passato ho collezionato più iscrizioni a nuovi corsi/sport che figurine dei Pokemon e che in alcune fasi dell’anno (soprattutto a settembre) sono preda della frenesia da nuovo passatempo per cui mi ritrovo a partecipare alla prima lezione gratuita di qualsiasi cosa, dal corso di teatro al corso per imparare il punto e croce filippino (esisterà veramente? Ora lo googlo).

“Beh almeno ci ha provato” cit.

Roberta Levet BLOG - Fail

IL "PERÒ"

Però, le cose si complicano quando l’ansia del numero due sfocia nell’ambito lavorativo.

Quanti bellissimi progetti vanno alla deriva per un crollo di entusiasmo? Quante start up muoiono sul nascere? Quanti progetti rimangono limitati dalla cecità dei loro fautori che non si rendono conto di poter/dover fare questo fantomatico passo due?!

Sui primi due aspetti potremmo scrivere libri e libri e infatti qualcuno ci ha già pensato, motivo per cui mi soffermo sull’ultimo aspetto: i progetti ciechi.

Nei prossimi mesi pubblicherò valanghe di esempi di progetti ed eventi che ho cercato di portare avanti con la minor cecità possibile (ci sarò riuscita davvero? Chissà) per ora, visto che voglio premiarti mio caro lettore, per essere arrivato fino a qua semplifico il tutto con una storiellina che puoi leggere spostandoti tra le immagini qui sotto.

MORALE

Quindi, miei cari amici, lasciate che vi dia il più banale dei consigli: non siate ciechi!

Ogni azione che voi fate per la vostra azienda, per il vostro lavoro non deve mai essere fine a sé stessa. Quando iniziate una nuova attività è cosa buona e giusta lasciarsi travolgere dall’entusiasmo, ma non permettete a questa emozione di impedirvi di vedere il Passo 2.

“Oggi sono alla fiera e distribuisco omaggi, ma questo dove mi può portare? Una volta finita la fiera a cosa sarà servito tutto il mio impegno?”

Il brand della storiella ha peccato di arroganza, pensando che bastasse il proprio nome e una posizione centrale all’interno della fiera per fare la differenza, ma se avesse chiesto un indirizzo mail, un contatto ad ogni visitatore a cui lasciava l’omaggio?

Se avesse messo il proprio logo sui regali? O avesse anche più banalmente messo il proprio nome ben esposto all’interno dello stand in modo che i visitatori avessero più possibilità di associare il dono al suo nome? Se avesse rilasciato dei buoni omaggi personalizzati per poter quantificare a posteriori quanti clienti erano fisicamente tornati da lui dopo il primo contatti in fiera?

Non fermatevi al Passo 1, ad ottenere un po’ di visibilità in un singolo evento, non siamo a scuola e voi non dovete semplicemente completare un equazione di secondo grado per poi dimenticarvene completamente e passare alla successiva.

E anche se non imparerò mai il punto a croce filippino (ho controllato, non esiste), una cosa la so: anche la più elaborata strategia pubblicitaria non porta a nulla se non riesce a quantificare i risultati, gestire i feedback ed in base a questi migliorarsi.

Ogni Passo 1 deve avere un Passo 2 e poi un 3, e un 4…non abbiate paura, amici miei, portate avanti ogni strada che prendete anche quando il passo successivo vi sembra lontano. Non abbiate paura, amici miei, saltate!

Roberta Levet - Immagine in evidenza Blog-2

SPOILER!

Per vostra (s)fortuna questo blog non soffre della sindrome e il tempo passato tra il blog post 1 e il numero 2 è stato semplicemente la conseguenza del mio spostamento a 12mila chilometri di distanza dalla terra italica e dalla completa incapacità del paese che mi ospita di rispettare scadenze prefissate (sto rincorrendo il tecnico del wi-fi da 10 giorni).

Tutto questo poema mi ha fatto venire voglia di parlare di più degli eventi, quindi senza perdere tempo, mi metto a lavorare sullo step/post numero 3. See you soon!

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